Che “terreno” siamo?

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Che “terreno” siamo?

Messaggio  federico.meneghello il Dom 25 Mar - 8:03


Oggi durante un’omelia, ho percepito cosa significa essere un “buon terreno” per la Parola del Signore e del sacerdote.
Il mio atteggiamento era attento ma teso per capire, seguire, selezionare, giudicare più che accogliere e sentire in modo “disarmato”; diventavo terreno poco adatto, dove il seme cade ma viene “portato via” dal proprio io ansioso, distratto, forzato: sembra non resti nulla…parole al vento…
Ognuno dovrebbe trovare la sua modalità di ascolto “passivamente attivo” della Parola, un atteggiamento riposato, aperto, libero, per lasciarsi raggiungere, toccare anche con stupore: così la Parola può parlare al proprio essere, al proprio cuore.
Per seguire i progressi del rispetto riguardo il nostro ambiente, si potrebbe dire che il nostro terreno dovrebbe essere “bio”, senza i “concimi chimici” dell’io dominante, una presenza lucida ma naturale, senza forzature varie.
Allora il nostro terreno, la nostra persona può nutrirsi della Parola del Salvatore, come di un’omelia, possiamo sentirci “visitati”; potrà lentamente sedimentarsi nel nostro profondo per poi essere restituita nella vita concreta d’ogni giorno attraverso una naturale, pienamente umana scelta d’amorevolezza, quella di Gesù, di Maria.

6 gennaio 2018 Susanna Zancanaro
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Che terreno siamo

Messaggio  don.battista il Gio 5 Apr - 22:00

federico.meneghello ha scritto:
Oggi durante un’omelia, ho percepito cosa significa essere un “buon terreno” per la Parola del Signore e del sacerdote.
Il mio atteggiamento era attento ma teso per capire, seguire, selezionare, giudicare più che accogliere e sentire in modo “disarmato”; diventavo terreno poco adatto, dove il seme cade ma viene “portato via” dal proprio io ansioso, distratto, forzato: sembra non resti nulla…parole al vento…
Ognuno dovrebbe trovare la sua modalità di ascolto “passivamente attivo” della Parola, un atteggiamento riposato, aperto, libero, per lasciarsi raggiungere, toccare anche con stupore: così la Parola può parlare al proprio essere, al proprio cuore.
Per seguire i progressi del rispetto riguardo il nostro ambiente, si potrebbe dire che il nostro terreno dovrebbe essere “bio”, senza i “concimi chimici” dell’io dominante, una presenza lucida ma naturale, senza forzature varie.
Allora il nostro terreno, la nostra persona può nutrirsi della Parola del Salvatore, come di un’omelia, possiamo sentirci “visitati”; potrà lentamente sedimentarsi nel nostro profondo per poi essere restituita nella vita concreta d’ogni giorno attraverso una naturale, pienamente umana scelta d’amorevolezza, quella di Gesù, di Maria.

6 gennaio 2018 Susanna Zancanaro
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