Valian, Ady, Stefan, Alexandru, Gaby, Mirela, Mariuca, Anna, Lucica, Luminita……….

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Valian, Ady, Stefan, Alexandru, Gaby, Mirela, Mariuca, Anna, Lucica, Luminita……….

Messaggio  federico.meneghello il Lun 16 Apr - 19:19


Ho scelto di intitolare questo mio scritto con alcuni nomi dei bambini abbandonati perché problematici, che ho avuto modo di conoscere a Voluntari (quartiere di Bucarest- Romania) al “Centrul don Orione” dove ho fatto servizio di volontariato per due periodi, il primo di 20 giorni in ottobre 2017, il secondo di 13 giorni in gennaio 2018.
Raccontare prima di tutto le forti emozioni provate nei giorni precedenti alla partenza non è semplice. Sono stati giorni in cui il pensiero e l’ansia per la prima esperienza di questo genere che desideravo fare, erano molto forti. Ansia che però è sparita al momento di salire sull’aereo. Ho percepito che partivo accompagnata dalle molte persone amiche con le quali avevo condiviso questo mio desiderio e che mi avevano assicurato la loro vicinanza e le loro preghiere. Non partivo sola!
Una volta arrivata al Cottolengo tutto si è svolto serenamente, anche se la prima settimana è stata la più forte ed emotivamente coinvolgente. Conoscere i bambini, vederli tutti assieme e constatare la vera disabilità di ognuno è stato molto doloroso. Però, piano piano, sono riuscita a superare quel confronto che di solito viene spontaneo fare tra il nostro mondo e il loro, ho capito che è nel loro, e solo nel loro, che dobbiamo entrare. Il mio servizio da svolgere non è infermieristico - per questo ci sono gli operatori - devo solo dar loro affetto, farglielo percepire e sentire; accarezzandoli, abbracciandoli, stimolandoli anche battendo semplicemente le mani con loro, o facendoli giocare con cose semplicissime (una bambina è felice quando con lei fai roteare un semplice strofinaccio…). Ciò che li rende felici è la semplicità dell’affetto!
Le giornate trascorrevano offrendo loro queste attenzioni e accompagnandoli in passeggiate nel giardino della struttura. In ottobre c’erano giornate veramente stupende, incastonate in un cielo meraviglioso e dai colori splendidi dell’autunno. A gennaio invece faceva molto freddo e ha nevicato molto e si doveva per forza rimanere nelle sale giochi e riabilitazione.
La prima volta la mia attenzione si è rivolta ad alcuni bambini in particolare, mentre la seconda ho avuto modo di stare di più anche con gli altri (alcuni grandicelli, 12, 13, 14 anni, sembrano però molto più piccoli). Il rapporto con ognuno di loro deve essere speciale, ognuno deve essere amato come lo richiede la sua specifica disabilità, ci sono Valian, Ady, Stefan, Alexandru, Gaby, Mirela, Mariuca, Anna, Lucica, Luminita, Livio, Alexandra, Anuca e altri ancora … All’istituto sono ospitati anche dei giovani adulti: Margareta, Vera, Adriana, Alex, Elena, Janut , Bogdan…… che si rendono utili svolgendo diverse mansioni accudendo, fra l’altro, all’orto, al giardino, agli animali: ci sono caprette, galline, asinelli…
Durante la settimana ogni giorno alle diciassette si celebra la S. Messa nella Cappella della struttura e i bambini che sono nella condizione di partecipare alla funzione vi vengono accompagnati (alcuni con la carrozzella, altri con il deambulatore, altri in grado di camminare). Oltre ai bambini e ai giovani (che a turno fanno da chierichetti) vi partecipano gli anziani, sempre ospiti del Cottolengo, le operatrici, le suore e, quando ci sono, i volontari.
Devo confessare che amo quella preparazione che precede la celebrazione per la collocazione dei bambini/giovani sulle panche e delle carrozzine ai lati, che crea in realtà un po’ di scompiglio per le persone già presenti, ma che l’inizio della S. Messa trova tutti pronti e attenti. Mi hanno colpito anche gli occhi del direttore dell’istituto, don Marius, quando durante la celebrazione, posa con amore lo sguardo su ognuno di loro invitandoli a volte a stare attenti, a volte approvando.
Seguire la Messa in rumeno per me è stata un’altra esperienza particolare, ma sempre coinvolgente, anche quando cercavo di capire il testo delle preghiere più semplici senza riuscirci.
Purtroppo il non sapere la lingua ha reso difficile un vero dialogo con le operatrici. Fortunatamente quasi tutte le suore parlano l’italiano. Io ero aiutata in modo particolare da suor Octavia, con la quale è nato un buon rapporto di amicizia, lei mi era spesso vicina e mi faceva anche da interprete.
Un altro momento molto bello è quello del pranzo e della cena dei bambini. I giovani adulti, pur con le loro diverse disabilità, arrivano in sala da pranzo e con grande impegno imboccano i piccoli che non sono in grado di mangiare da soli. Solo dopo aver svolto questo compito tornano al loro reparto per il pasto.
Ma non c’è solo da vivere il rapporto con i bambini e i giovani, a Bucarest c’è una Biserica (Chiesa) Italiana SS. Redentore, di proprietà italiana, dove alcune persone della comunità italiana, che vivono in città e circondario, partecipano alla S. Messa domenicale, celebrata da don Valeriano. Altri italiani li ho conosciuti al sabato sera al Centro - così viene chiamato il Piccolo Cottolengo - in occasione del catechismo e della Messa prefestiva. In terra straniera fa sempre piacere condividere un po’ di vita con conterranei. La comunità italiana è molto bella e varia, ci sono persone che provengono da diverse regioni italiane. Ci sono anche parecchi veneti che si ritrovano fra loro molto spesso, pensate, in una sala di una fabbrica di scarpe hanno fatto la sede di “Alpini in Romania” .
Per rimanere in contatto anche con l’Opera di Maria, sono andata in “focolare” a Bucarest, dove ho conosciuto Terry e Teresa le focolarine presenti in quella zona. Altre due erano appena partite per Iaşi (sempre provincia della Romania) per dare vita ad un nuovo focolare. L’unità è sempre molto forte.
Il momento di tornare a casa arriva sempre troppo presto e staccarsi da persone che ti danno amore e alle quali cerchi di dare amore è sempre difficile e il cuore è dolorante, ma la strada è aperta, a Dio piacendo, per prossimi periodi di servizio.
Ora vivo il momento presente che la volontà di Dio mi offre. A casa ci sono le persone che con il cuore mi hanno accompagnato, e che anch’io ho portato in cuore, che mi hanno sostenuto con le loro preghiere e con le quali condivido la “famiglia Parrocchia”: famiglia che ognuno di noi con le proprie esperienze è chiamato a far crescere.
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Messaggio  don.battista il Mar 17 Apr - 10:29

federico.meneghello ha scritto:
Ho scelto di intitolare questo mio scritto con alcuni nomi dei bambini abbandonati perché problematici,  che ho avuto modo di conoscere a Voluntari (quartiere di Bucarest- Romania)  al “Centrul don Orione” dove ho fatto servizio di volontariato per due periodi, il primo di 20 giorni in ottobre 2017, il secondo di 13 giorni in gennaio 2018.
Raccontare prima di tutto le forti emozioni provate nei giorni precedenti alla partenza non è semplice. Sono stati giorni in cui il pensiero e l’ansia per la prima esperienza di questo genere che desideravo fare, erano molto forti. Ansia che però è sparita al momento di salire sull’aereo. Ho percepito che partivo accompagnata dalle molte persone amiche con le quali avevo condiviso questo mio desiderio e che mi avevano assicurato la loro vicinanza e le loro preghiere. Non partivo sola!
Una volta arrivata al Cottolengo tutto si è svolto serenamente, anche se la prima settimana è stata la più forte ed emotivamente coinvolgente. Conoscere i bambini, vederli tutti assieme e constatare la vera disabilità di ognuno è stato molto doloroso. Però, piano piano, sono riuscita a superare quel confronto che di solito viene spontaneo fare tra il nostro mondo e il loro, ho capito che è nel loro, e solo nel loro, che dobbiamo entrare. Il mio servizio da svolgere non è infermieristico - per questo ci sono gli operatori - devo solo dar loro affetto, farglielo percepire e sentire; accarezzandoli, abbracciandoli, stimolandoli anche battendo semplicemente le mani con loro, o facendoli giocare con cose semplicissime (una bambina è felice quando con lei fai roteare un semplice strofinaccio…). Ciò che li rende felici è la semplicità dell’affetto!
Le giornate trascorrevano offrendo loro queste attenzioni e accompagnandoli in passeggiate nel giardino della struttura.  In ottobre c’erano giornate veramente stupende, incastonate in un cielo meraviglioso e dai colori splendidi dell’autunno.  A gennaio invece faceva molto freddo e ha nevicato molto e si doveva per forza rimanere nelle sale giochi e riabilitazione.
La prima volta la mia attenzione si è rivolta ad alcuni bambini in particolare, mentre la seconda ho avuto modo di stare di più anche con gli altri (alcuni grandicelli, 12, 13, 14 anni,  sembrano però molto più piccoli). Il rapporto con ognuno di loro deve essere speciale, ognuno deve essere amato come lo richiede la sua specifica disabilità, ci sono Valian, Ady, Stefan, Alexandru, Gaby, Mirela, Mariuca, Anna, Lucica, Luminita, Livio, Alexandra, Anuca e altri ancora … All’istituto sono ospitati anche dei giovani adulti: Margareta, Vera, Adriana, Alex, Elena, Janut , Bogdan…… che si rendono utili svolgendo diverse mansioni accudendo, fra l’altro, all’orto, al giardino, agli animali: ci sono caprette, galline, asinelli…
Durante la settimana ogni giorno alle diciassette si celebra la S. Messa nella Cappella della struttura e i bambini che sono nella condizione di partecipare alla funzione vi vengono accompagnati  (alcuni con la carrozzella, altri con il deambulatore, altri in grado di camminare). Oltre ai bambini e ai giovani (che a turno fanno da chierichetti) vi partecipano gli anziani, sempre ospiti del Cottolengo, le operatrici, le suore e, quando ci sono, i volontari.
Devo confessare che amo quella preparazione che precede la celebrazione per la collocazione dei bambini/giovani sulle panche e delle carrozzine ai lati, che crea in realtà un po’ di scompiglio per le persone già presenti, ma che l’inizio della S. Messa trova tutti pronti e attenti. Mi hanno colpito anche gli occhi del direttore dell’istituto, don Marius, quando durante la celebrazione, posa con amore lo sguardo su ognuno di loro invitandoli a volte a stare attenti, a volte approvando.
Seguire la Messa in rumeno  per me è stata un’altra esperienza particolare,  ma sempre coinvolgente, anche quando cercavo di capire il testo delle preghiere più semplici senza riuscirci.  
Purtroppo il non sapere la lingua ha reso difficile un vero dialogo con le operatrici. Fortunatamente quasi tutte le suore parlano l’italiano. Io ero aiutata in modo particolare da suor Octavia, con la quale è nato un buon rapporto di amicizia, lei mi era spesso vicina e mi faceva anche da interprete.
Un altro momento molto bello è quello del pranzo e della cena dei bambini. I giovani adulti, pur con le loro diverse disabilità, arrivano in sala da pranzo e con grande impegno imboccano i piccoli che non sono in grado di mangiare da soli. Solo dopo aver svolto questo compito tornano al loro reparto per il pasto.
Ma non c’è solo da vivere il rapporto con i bambini e i giovani, a Bucarest c’è una Biserica (Chiesa) Italiana SS. Redentore, di proprietà italiana, dove alcune persone della comunità italiana, che vivono in città e circondario, partecipano alla S. Messa domenicale, celebrata da don Valeriano. Altri italiani li ho conosciuti al sabato sera al Centro - così viene chiamato il Piccolo Cottolengo - in occasione del catechismo e della Messa prefestiva. In terra straniera fa sempre piacere condividere un po’ di vita con conterranei. La comunità italiana è molto bella e varia, ci sono persone che provengono da diverse regioni italiane. Ci sono anche parecchi veneti che si ritrovano fra loro molto spesso, pensate, in una sala di una fabbrica di scarpe hanno fatto la sede di “Alpini in Romania”  .
Per rimanere in contatto anche con l’Opera di Maria, sono andata in “focolare” a Bucarest, dove ho conosciuto Terry e Teresa le focolarine presenti in quella zona. Altre due erano appena partite per Iaşi (sempre provincia della Romania) per dare vita ad un nuovo focolare. L’unità è sempre molto forte.
Il momento di tornare a casa arriva sempre troppo presto e staccarsi da persone che ti danno amore e alle quali cerchi di dare amore è sempre difficile e il cuore è dolorante, ma la strada è aperta, a Dio piacendo, per prossimi periodi di servizio.
Ora vivo il momento presente che la volontà di Dio mi offre. A casa ci sono le persone che con il cuore mi hanno accompagnato, e che anch’io ho portato in cuore, che mi hanno  sostenuto con le loro preghiere e con le quali condivido la “famiglia Parrocchia”: famiglia che ognuno di noi con le proprie esperienze è chiamato a far crescere.
Luisa
------------------------------------------------------tutto ok, nessuna correzione. Bellissima esperienza!

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