editoriale - Laurea ad honorem - parte 2

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editoriale - Laurea ad honorem - parte 2

Messaggio  don.battista il Ven 24 Ago - 21:30

Laurea ad honorem  - 2^ parte
Ancora qualche pennellata della vita a due in Santuario di d. Franco e d. Battista
Dimenticavo un particolare, non di poco conto, riguardo la sua accoglienza: quando sono arrivato 8 anni fa mi ha fatto visitare la casa ; il piano terra, che corrispondeva alla abitazione della famiglia Pinton custodi del Santuario  usata ultimamente come aule di catechismo, poteva essere lo spazio giusto per abitarci e trasferire tutte le mie cose; espressi il mio desiderio senza farne troppo conto, consapevole che il catechismo era più importante del mio alloggio; ma terminato il periodo di catechismo diede subito disposizione per sistemare i pavimenti, l’impianto elettrico, la  tinteggiatura  … dichiarandomi che per le aule in qualche modo si sarebbe provveduto.
 Tornando a me, poi, debbo dire che ho una certa facilità a ricuperare e a conservare  tutto ciò che può essere utile e a procurarmi in anticipo ciò che prevedo essere necessario: è nato così quello che d. Franco chiamava il ‘negozietto’ e al quale ricorreva perché fornito di tutto, apprezzato  anche da Micaela la nostra collaboratrice che ne usufruiva in extremis.
 Invidiavo un po’ , di don Franco, la  sua prolungata dedizione alla lettura, allo studio, all’approfondimento: essendo limitato nei suoi movimenti, dedicava il  tempo che avrebbe impiegato per muoversi a piedi o in auto, alla lettura di articoli dalle riviste o  giornali o allo studio di qualche libro di suo interesse. Non di rado gli balenava qualche iniziativa: me ne accennava e poi partivano le telefonate per chiedere consiglio, ma anche per fare unità perché ogni cosa non fosse di uno ma di tutti. Per telefono poi ascoltava, ascoltava con pazienza: tante volte lo chiamavo e non rispondeva, era con la cornetta all’orecchio.  In confessionale c’era spesso ed ho testimonianza che molti apprezzavano e ritornavano. Voleva comunicare, trasmettere: non voleva tenere niente per sé. Ogni volta che ci trovavamo a pranzo insieme ai sacerdoti, per compleanni e altre circostanze, la conclusione era il suo ‘giochetto’ a indovinelli che favoriva indubbiamente un clima fraterno e di unità. Spesso i suoi progetti coincidevano con i fatti senza attribuirsene il merito: era ed è convinto dell’intervento della Provvidenza di Dio nella quale confida: quando si verificava,  usava questa espressione : “Giusto …!”  per dire ‘Siamo nella volontà di Dio’.
E che dire delle sue sofferenze  e difficoltà? Non vorrei offendere la sua sensibilità nel numerare le vicende tristi e dolorose che lo hanno colpito. Mi limito a testimoniare che non è mai uscito da lui un lamento. Aspettava sempre che gli altri si accorgessero delle sue necessità. Ha bisogno di tante cure e medicine, ma non era soggetto a scoraggiamenti di nessun genere. Ha passato un momento di grossa difficoltà per l’incidente di Trento, per cui gli è uscita questa espressione, appena trasportato in ambulanza all’ospedale “Non ce la faccio”; mi ricordava che nello stesso incidente c’era bisogno di intervenire anche all’occhio e l’oculista non conoscendo gli interventi precedenti, durante l’anestesia locale, è uscito con questa espressione “Non ci capisco niente!” mettendo ulteriormente in angustia d. Franco.
 Dopo quattro anni dal mio arrivo, ha lasciato l’incarico; l’Unità Pastorale stava diventando realtà per cui la responsabilità è passata al Coordinatore, con il quale d. Franco ha accettato un rapporto subordinato, vedendo anche in questo la volontà di Dio. Avvicinandosi il 75.mo anno di età, termine canonico di ogni responsabilità pastorale, ed essendosi ulteriormente limitate le sue possibilità di reggersi e di essere autonomo, insieme abbiamo valutato quale poteva essere la sistemazione più confacente al suo stato di salute. I legami affettivi di d. Franco con la parrocchia inducevano a farlo rimanere nella canonica affiancandolo ad una persona qualificata; questa soluzione avrebbe richiesto una disposizione diversa dei locali. Insieme a lui abbiamo scelto di cercare fuori, tra le varie possibilità offerte dalla Diocesi e ci è sembrato subito che le Ancelle del Cenacolo di  Montegalda  offrissero una ospitalità e una assistenza appropriata al bisogno. Anche il fratello e le sorelle sono stati consenzienti.
 In vicinanza del compimento dei 25 anni di permanenza alla Madonna delle Grazie (8 dicembre 1992-2017), la Parrocchia ha organizzato per lui  il 10 dicembre 2017 la festa di ringraziamento .
Dal 17 dicembre egli ora risiede al Cenacolo: dopo due mesi, rotto il femore, ha dovuto essere ricoverato in ospedale per dieci giorni: si sta sottoponendo alla riabilitazione con una volontà impareggiabile sostenuto sempre dalla forza di Gesù in croce nel momento in cui ha sentito l’abbandono del Padre. Abituato ad un ambiente più ampio, ritrova la sua dimensione nella cappella davanti all’Eucaristia.   D. Battista

don.battista

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