Pellegrinaggio in Armenia

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Pellegrinaggio in Armenia

Messaggio  federico.meneghello il Mar 11 Set - 14:16




“Chi credeva che il cristianesimo fosse per noi come un abito, ora saprà che non potrà togliercelo, come il colore della nostra pelle”.
(Parole del generale Vartan Mamikoniam alle sue truppe prima della battaglia di Avarayr contro i Persiani, anno 451)


Nei primi giorni del mese di luglio di quest’anno un gruppo di 45 persone, provenienti dalle varie parrocchie del comune di Piove e da altri paesi vicini, è partito dalla parrocchia di Sant'Anna di Piove di Sacco per un pellegrinaggio di 7 giorni in Armenia, piccolo Paese tra i monti del Caucaso confinante con Georgia, Turchia, Iran, Azerbaigian.

Il viaggio è stato accuratamente preparato da un incontro con la prof.ssa Antonia Arslan, testimone attraverso l’insegnamento e le pubblicazioni di tanta storia del suo popolo armeno, e da una visita all’isola di san Lazzaro degli Armeni a Venezia per arricchire il gruppo nella conoscenza delle tradizioni e della cultura armena.

L'Armenia si è rivelata da subito una terra antica e affascinante, ricca di paesaggi mozzafiato e con una popolazione fiera e orgogliosa delle proprie origini.
Non bisogna dimenticare infatti che l'Armenia fu il primo Paese al mondo ad adottare il cristianesimo come religione di stato nel 301.
Questo territorio, attorniato da secoli da paesi musulmani, disseminato di infinite croci scolpite su pietra, seppur drasticamente ridotto negli anni dalle varie invasioni e profondamente ferito nel corso della sua storia millenaria, mantiene integra la propria dignità e conserva i valori tramandati!
Si può dire che la religione cristiana è un tutt’uno con la tradizione di questo popolo, ed è stata nei secoli il luogo di riferimento costante per la sua identità di nazione, oltre che di popolo.

Il nostro viaggio ci ha permesso di entrare in contatto con le varie anime dell'Armenia: i monaci cristiani della chiesa apostolica armena e i monaci appartenenti alla congregazione mechitarista, gli stessi di Venezia all’isola degli Armeni, i commercianti dei mercatini artigianali, la popolazione locale delle zone più interne.
La scelta dell'itinerario e la competenza della guida che ci ha accompagnati in tutto il nostro viaggio, ci hanno permesso di partecipare alle tradizioni locali e ammirare la grande dignità di questo popolo.

Gli spostamenti quotidiani sono stati ricchi di incontri, abbiamo visitato diverse zone, dalle più brulle alle più verdeggianti, dalle più centrali come la capitale Yerevan, alle più periferiche come Dilijan. Abbiamo visto alcuni dei monumenti rimasti, ad esempio il tempio di Garni e il cimitero di Noraduz e parecchi monasteri, da quello di Noravank a quello di Khor Virab dal quale si può ammirare il monte Ararat ora in Turchia, a testimonianza delle origini e della cultura dell'Armenia.

Coinvolgente ed emozionante è stata la celebrazione a cui abbiamo partecipato la domenica mattina presso la congregazione Mechitarista a Yerevan. Data la nostra presenza il rito è stato accorciato e adattato un poco in lingua italiana. Ci hanno colpito molto la delicatezza e l'attenzione ai particolari (dal togliersi le scarpe sull'altare, dal chiudere l'altare con le tende in momenti precisi della celebrazione) alla partecipazione attenta dei presenti, all'entusiasmo e bravura del coro.

Particolarmente coinvolgente è stata la visita al museo del genocidio a Yerevan inaugurato nel 1995, a memoria di quanto avvenuto nel 1915. Gli uomini vennero uccisi, le donne i bambini deportati attraverso il deserto e lasciati morire di fame, violentati, violati, umiliati, massacrati. Le vittime furono un milione e mezzo senza considerare la fuga degli Armeni in tutto il mondo. Questo popolo racconta ancora con profonda dignità quanto successo, senza cercare vendetta ma piuttosto il riconoscimento di un crimine perché non venga dimenticato, e non sia più possibile il ripetersi di queste tragedie e assurdità. Certo fa impressione constatare ancora una volta quale grado di crudeltà sia possibile tra gli uomini!
Il popolo Armeno ha cercato sempre il conforto nella religione, nei valori, cercando di tramandare la propria storia per non dimenticare, e mantenere la propria identità. Ne è un esempio il museo del manoscritto a Yerevan dove sono raccolti manoscritti antichi, tra i quali alcuni libri storici dove venivano appuntate le prediche delle celebrazioni e che le donne sono riuscite a salvare alle invasioni strappando le pagine e legandosele addosso sotto gli abiti.

Spettacolari i numerosi monasteri arroccati in paesaggi differenti, maestosi, semplici e curati.
Entusiasmo e allegria il giorno della trasfigurazione quando, come da tradizione, per le vie del paese ci si bagna con secchiate e pistole ad acqua, senza risparmiare i turisti che come noi fingono indifferenza. E' un gioco che coinvolge persone di qualsiasi età dall'alba al tramonto.

Nel gruppo dei viaggiatori si respirava un clima sereno e amichevole sin dall'inizio; una parte era consolidata e affiatata dai viaggi precedenti ma ha accolto con naturalezza i nuovi partecipanti.
Lo spirito di condivisone e di apertura nel gruppo hanno permesso di gustare appieno l'esperienza e sfruttare al meglio questa occasione di crescita.

Molte sono state le digressioni sulle diverse dominazioni da parte di popoli islamici o atei, compresa l’ultima della Unione Sovietica. Sono emerse anche le enormi difficoltà che questo paese ha per risollevarsi. Un paese con quasi tutte le frontiere chiuse, eccetto quelle con la Georgia, fa molta fatica a creare un mercato per l’esportazione dei suoi prodotti. Rimane quindi con una economia interna basata quasi esclusivamente sui consumi locali, una economia di sopravvivenza con pochi scambi.
Le tradizioni religiose stanno attraverso dei cambiamenti rispetto alla forte tradizione religiosa del passato, ma l'identità cristiana si scorge viva nella mitezza evangelica con cui si fa memoria del genocidio perché sia un monito a non ripetere la barbarie e non occasione di risentimento, e nella rinascita di alcuni monasteri frequentati da molti fedeli oltre che dai turisti.
Il viaggio è stato anche per noi un fare memoria, un rivivere e un partecipare alla passione e alle sofferenze del popolo armeno.

Antonietta e Serenella

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ARMENIA

Messaggio  don.battista il Mer 12 Set - 20:57

federico.meneghello ha scritto:


“Chi credeva che il cristianesimo fosse per noi come un abito, ora saprà che non potrà togliercelo, come il colore della nostra pelle”.
(Parole del generale Vartan Mamikoniam alle sue truppe prima della battaglia di Avarayr contro i Persiani, anno 451)


Nei primi giorni del mese di luglio di quest’anno un gruppo di 45 persone, provenienti dalle varie parrocchie del comune di Piove e da altri paesi vicini, è partito dalla parrocchia di Sant'Anna di Piove di Sacco per un pellegrinaggio di 7 giorni in Armenia, piccolo Paese tra i monti del Caucaso confinante con Georgia, Turchia, Iran, Azerbaigian.

Il viaggio è stato accuratamente preparato da un incontro con la prof.ssa Antonia Arslan, testimone attraverso l’insegnamento e le pubblicazioni di tanta storia del suo popolo armeno, e da una visita all’isola di san Lazzaro degli Armeni a Venezia per arricchire il gruppo nella conoscenza delle tradizioni e della cultura armena.

L'Armenia si è rivelata da subito una terra antica e affascinante, ricca di paesaggi mozzafiato e con una popolazione fiera e orgogliosa delle proprie origini.
Non bisogna dimenticare infatti che l'Armenia fu il primo Paese al mondo ad adottare il cristianesimo come religione di stato nel 301.
Questo territorio, attorniato da secoli da paesi musulmani, disseminato di infinite croci scolpite su pietra, seppur drasticamente ridotto negli anni dalle varie invasioni e profondamente ferito nel corso della sua storia millenaria, mantiene integra la propria dignità e conserva i valori tramandati!
Si può dire che la religione cristiana è un tutt’uno con la tradizione di questo popolo, ed è stata nei secoli il luogo di riferimento costante per la sua identità di nazione, oltre che di popolo.

Il nostro viaggio ci ha permesso di entrare in contatto con le varie anime dell'Armenia: i monaci cristiani della chiesa apostolica armena e i monaci appartenenti alla congregazione mechitarista, gli stessi di Venezia all’isola degli Armeni, i commercianti dei mercatini artigianali, la popolazione locale delle zone più interne.
La scelta dell'itinerario e la competenza della guida che ci ha accompagnati in tutto il nostro viaggio, ci hanno permesso di partecipare alle tradizioni locali e ammirare la grande dignità di questo popolo.

Gli spostamenti quotidiani sono stati ricchi di incontri, abbiamo visitato diverse zone, dalle più brulle alle più verdeggianti, dalle più centrali come la capitale Yerevan, alle più periferiche come Dilijan. Abbiamo visto alcuni dei monumenti rimasti, ad esempio il tempio di Garni e il cimitero di Noraduz e parecchi monasteri, da quello di Noravank a quello di Khor Virab dal quale si può ammirare il monte Ararat ora in Turchia, a testimonianza delle origini e della cultura dell'Armenia.

Coinvolgente ed emozionante è stata la celebrazione a cui abbiamo partecipato la domenica mattina presso la congregazione Mechitarista a Yerevan. Data la nostra presenza il rito è stato accorciato e adattato un poco in lingua italiana. Ci hanno colpito molto la delicatezza e l'attenzione ai particolari (dal togliersi le scarpe sull'altare, dal chiudere l'altare con le tende in momenti precisi della celebrazione) alla partecipazione attenta dei presenti, all'entusiasmo e bravura del coro.

Particolarmente coinvolgente è stata la visita al museo del genocidio a Yerevan inaugurato nel 1995, a memoria di quanto avvenuto nel 1915. Gli uomini vennero uccisi, le donne i bambini deportati attraverso il deserto e lasciati morire di fame, violentati, violati, umiliati, massacrati. Le vittime furono un milione e mezzo senza considerare la fuga degli Armeni in tutto il mondo. Questo popolo racconta ancora con profonda dignità quanto successo, senza cercare vendetta ma piuttosto il riconoscimento di un crimine perché non venga dimenticato, e non sia più possibile il ripetersi di queste tragedie e assurdità. Certo fa impressione constatare ancora una volta quale grado di crudeltà sia possibile tra gli uomini!
Il popolo Armeno ha cercato sempre il conforto nella religione, nei valori, cercando di tramandare la propria storia per non dimenticare, e mantenere la propria identità. Ne è un esempio il museo del manoscritto a Yerevan dove sono raccolti manoscritti antichi, tra i quali alcuni libri storici dove venivano appuntate le prediche delle celebrazioni e che le donne sono riuscite a salvare alle invasioni strappando le pagine e legandosele addosso sotto gli abiti.

Spettacolari i numerosi monasteri arroccati in paesaggi differenti, maestosi, semplici e curati.
Entusiasmo e allegria il giorno della trasfigurazione quando, come da tradizione, per le vie del paese ci si bagna con secchiate e pistole ad acqua, senza risparmiare i turisti che come noi fingono indifferenza. E' un gioco che coinvolge persone di qualsiasi età dall'alba al tramonto.

Nel gruppo dei viaggiatori si respirava un clima sereno e amichevole sin dall'inizio; una parte era consolidata e affiatata dai viaggi precedenti ma ha accolto con naturalezza i nuovi partecipanti.
Lo spirito di condivisone e di apertura nel gruppo hanno permesso di gustare appieno l'esperienza e sfruttare al meglio questa occasione di crescita.

Molte sono state le digressioni sulle diverse dominazioni da parte di popoli islamici o atei, compresa l’ultima della Unione Sovietica. Sono emerse anche le enormi difficoltà che questo paese ha per risollevarsi. Un paese con quasi tutte le frontiere chiuse, eccetto quelle con la Georgia, fa molta fatica a creare un mercato per l’esportazione dei suoi prodotti. Rimane quindi con una economia interna basata quasi esclusivamente sui consumi locali, una economia di sopravvivenza con pochi scambi.
Le tradizioni religiose stanno attraversando dei cambiamenti rispetto alla forte tradizione religiosa del passato, ma l'identità cristiana si scorge viva nella mitezza evangelica con cui si fa memoria del genocidio perché sia un monito a non ripetere la barbarie e non occasione di risentimento, e nella rinascita di alcuni monasteri frequentati da molti fedeli oltre che dai turisti.
Il viaggio è stato anche per noi un fare memoria, un rivivere e un partecipare alla passione e alle sofferenze del popolo armeno.

Antonietta e Serenella

------------------------------------------corretto: prima riga, penultimo capoverso d. Battista


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