COME PARLARE DI MARIA?

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COME PARLARE DI MARIA?

Messaggio  federico.meneghello il Ven 4 Gen - 12:56


Come possiamo cantarti, o Madre,
senza turbare la tua santità?
Senza offendere il tuo silenzio?
(p. David Turoldo)

Iniziamo da questi versi di padre Turoldo.
La domanda che p. David pone non è banale:
per parlare di Maria bisogna anzitutto cercare di metterci dalla sua parte e chiederci come vorrebbe che noi parlassimo di Lei.
Certamente la sua santità indiscussa va rispettata, così come il fatto che la chiesa sin dalle origini le ha riconosciuto di essere senza peccato e Madre di Dio.

Che tipo di santità è quella di Maria?
Una santità predisposta e preparata da Dio, una santità che è pienezza di Spirito, e che ha trovato la risposta piena in una ragazza semplice e sconosciuta.
Maria rappresenta il modello della santità dei ogni vero discepolo di Cristo: dall’annunciazione alla pentecoste segue il Figlio e lo Spirito. Qualche dubbio lo esprime, con parole e silenzi, ma accetta sempre la volontà di Dio. Lungo la storia, a partire dal concilio di Efeso (431 d.C.) che riconobbe a Maria il fatto di essere la Madre di Dio, la santità di Maria è stata riconosciuta anche attraverso i tanti titoli dati a Maria, aumentati costantemente specie nella devozione popolare. L’ultimo che ha trovato una ufficializzazione della festa relativa è quello che papa Francesco ha decretato il 3 marzo di quest’anno istituendo la memoria obbligatoria della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa, fissata al lunedì dopo la Pentecoste, titolo che Paolo VI aveva formalizzato nel discorso conclusivo della III sessione del Concilio Vaticano II (21 novembre 1964).
Sappiamo che non tutte le chiese cristiane sono d’accordo con la chiesa cattolica, specie sui dogmi mariani, ma tutte sono concordi nel riconoscere la santità di Maria, sovraeminente rispetto a quella di qualsiasi altro santo.
Una santità riconosciuta con tante feste, tante preghiere, tanti santuari.


L’altro aspetto sottolineato da padre Turoldo è il fatto di non offendere il suo silenzio.
Noi sappiamo che i silenzi spesso sono più significativi delle parole. Nei silenzi di Maria, presenti in modo diffuso e significativo nei Vangeli, dovremmo cercare di vedere il suo animo e la sua fede forse meglio che nelle sue parole, peraltro poche, 7 frasi in tutto.
Cosa significa la possibilità di offendere il silenzio di Maria?
Cosa significano i silenzi di Maria? Certamente sono contemplazione del mistero di Dio, dove la ragione è messa da parte per vedere oltre. Certamente sono espressivi più di ogni parola, basti pensare al silenzio sotto la Croce. Sono poi silenzi di ricerca e di attesa di una comprensione che si fa fatica a trovare, come davanti alla parola di Simeone e all’annuncio che una spada le trafiggerà l’anima. Si tratta di silenzi che chiedono una maturazione continua nella fede, come apprendiamo dalle parole di Gesù stesso: chi è mia madre o chi sono i mei fratelli?
Potremmo certo parlare di Maria, e lo potremmo fare in tanti modi, ma sempre tenendo presente queste due caratteristiche di rispetto della sua santità e dei suoi silenzi.
D’altronde di Maria ne abbiamo parlato in tantissimi modi e con tantissimi linguaggi: dalla poesia alla pittura, dalle preghiere alle definizioni dogmatiche, dalle apparizioni ai messaggi riferiti a Maria stessa.
Ma dobbiamo ricordarci che dobbiamo parlare di Maria sempre in relazione a Gesù, al Figlio, e in relazione con la Chiesa.
Parlare di Maria isolata dal Figlio e dalla Chiesa è un modo sbagliato di parlarne. Perché dobbiamo sempre partire dalla domanda sul senso di Maria nel mistero della salvezza operata dal Figlio, e nel mistero della chiesa in quanto non c’è chiesa senza Maria
(Cromazio di Aquileia [+407]).
Teniamo presente che ci sono anche dei modi sbagliati di parlare di Maria, e sono molti.
Ad es. molti sentimentalismi che accontentando buoni istinti dell’animo umano, rischiano di far deviare dalla fede. 
Le forme troppo devozionistiche che non tengono conto di quanto dice il Vangelo riguardo alla preghiera: quando pregate non sprecate parole! 
I Miracolismi di quanti vorrebbero risolvere i problemi con interventi straordinari di Dio senza tener conto del fatto che non dobbiamo chiedere segni o ragioni, ma credere e amare! 
Infine la pretesa o presunzione di essere depositari di messaggi ripetitivi, che fanno diventare Maria non solo una “postina” (papa Francesco), ma anche una incapace di formulare pensieri e proposte che abbiano senso.
Tutte forme negative di parlare di Maria che purtroppo hanno a che fare con il fanatismo religioso presente purtroppo anche in ambito cattolico.
Concludo con un’ultima osservazione: perché riflettiamo sul parlare di Maria? per un motivo molto semplice: perché dobbiamo passare dal parlare di Maria al pregare Maria. Se ne parliamo in modo corretto, sapremo anche pregare in modo corrispondente.
p. Cristiano Cavedon
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come parlare di Maria

Messaggio  CristianoCavedon il Mar 15 Gen - 19:11


Come possiamo cantarti, o Madre,
senza turbare la tua santità?
Senza offendere il tuo silenzio?
(p. David Turoldo)

Iniziamo da questi versi di padre Turoldo.
La domanda che p. David pone non è banale:
per parlare di Maria bisogna anzitutto cercare di metterci dalla sua parte e chiederci come vorrebbe che noi parlassimo di Lei.
Certamente la sua santità indiscussa va rispettata, così come il fatto che la chiesa sin dalle origini le ha riconosciuto di essere senza peccato e Madre di Dio.

Che tipo di santità è quella di Maria?
Una santità predisposta e preparata da Dio, una santità che è pienezza di Spirito, e che ha trovato la risposta piena in una ragazza semplice e sconosciuta.
Maria rappresenta il modello della santità di ogni vero discepolo di Cristo: dall’annunciazione alla pentecoste segue il Figlio e lo Spirito. Qualche dubbio lo esprime, con parole e silenzi, ma accetta sempre la volontà di Dio. Lungo la storia, a partire dal concilio di Efeso (431 d.C.) che riconobbe a Maria il fatto di essere la Madre di Dio, la santità di Maria è stata riconosciuta anche attraverso i tanti titoli dati a Maria, aumentati costantemente specie nella devozione popolare. L’ultimo che ha trovato una ufficializzazione nella festa relativa è quello che papa Francesco ha decretato il 3 marzo di quest’anno istituendo la memoria obbligatoria della Beata Vergine Maria Madre della Chiesa, fissata al lunedì dopo la Pentecoste, titolo che Paolo VI aveva formalizzato nel discorso conclusivo della III sessione del Concilio Vaticano II (21 novembre 1964).
Sappiamo che non tutte le chiese cristiane sono d’accordo con la chiesa cattolica, specie sui dogmi mariani, ma tutte sono concordi nel riconoscere la santità di Maria, sovraeminente rispetto a quella di qualsiasi altro santo.
Una santità riconosciuta con tante feste, tante preghiere, tanti santuari.

Una santità che per essere rispettata non deve mai essere considerata a sé stante, mai separata dal Figlio, mai senza considerare Maria pienamente come creatura.

L’altro aspetto sottolineato da padre Turoldo è il fatto di non offendere il suo silenzio.
Noi sappiamo che i silenzi spesso sono più significativi delle parole. Nei silenzi di Maria, presenti in modo diffuso e significativo nei Vangeli, dovremmo cercare di vedere il suo animo e la sua fede forse meglio che nelle sue parole, peraltro poche, 7 frasi in tutto.
Cosa significa la possibilità di offendere il silenzio di Maria?
Cosa significano i silenzi di Maria? Certamente sono contemplazione del mistero di Dio, dove la ragione è messa da parte per vedere oltre. Certamente sono espressivi più di ogni parola, basti pensare al silenzio sotto la Croce. Sono poi silenzi di ricerca e di attesa di una comprensione che si fa fatica a trovare, come davanti alla parola di Simeone e all’annuncio che spada della Parola le trafiggerà l’anima. Si tratta di silenzi che chiedono una maturazione continua nella fede, come apprendiamo dalle parole di Gesù stesso: chi è mia madre o chi sono i mei fratelli?
Potremmo certo parlare di Maria, e lo potremmo fare in tanti modi, ma sempre tenendo presente queste due caratteristiche di rispetto della sua santità e dei suoi silenzi.
Ma dobbiamo ricordarci che dobbiamo parlare di Maria sempre in relazione non solo a Gesù, al Figlio, ma anche in relazione con la Chiesa.
Parlare di Maria isolandala dal Figlio e dalla Chiesa è un modo sbagliato di parlarne. Perché dobbiamo sempre partire dalla domanda sul senso di Maria nel mistero della salvezza operata dal Figlio, e nel mistero della chiesa in quanto non c’è chiesa senza Maria (Cromazio di Aquileia [+407]).
Teniamo presente che ci sono anche dei modi sbagliati di parlare di Maria, e sono molti.
Ad es. molti sentimentalismi che accontentando buoni istinti dell’animo umano, rischiano di far deviare dalla fede. 
Le forme troppo devozionistiche che non tengono conto di quanto dice il Vangelo riguardo alla preghiera: quando pregate non sprecate parole! 
I miracolismi di quanti vorrebbero risolvere i problemi con interventi straordinari di Dio senza tener conto del fatto che non dobbiamo chiedere segni o ragioni, ma credere e amare (p. Turoldo)! 
Infine la pretesa o presunzione di essere depositari di messaggi ripetitivi, che fanno diventare Maria non solo una “postina” (papa Francesco), ma anche una incapace di formulare pensieri e proposte che abbiano senso.
Tutte forme negative di parlare di Maria che purtroppo hanno a che fare con il fanatismo religioso presente purtroppo anche in ambito cattolico.
Concludo con un’ultima osservazione: perché riflettiamo sul parlare di Maria? per un motivo molto semplice: perché dobbiamo passare dal parlare di Maria al pregare Maria e con Maria. Se ne parliamo in modo corretto, sapremo anche pregare in modo corrispondente.
p. Cristiano Cavedon


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