SAN GIUSEPPE SPOSO DI MARIA

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SAN GIUSEPPE SPOSO DI MARIA

Messaggio  Maurizio.Pengo il Dom 8 Apr - 16:15

L’amore e la devozione del popolo cristiano per Maria, la Madre del Signore e del Salvatore, non hanno confini e, seppur vario nelle forme e nelle espressioni, Maria gode di un culto universale. In questo mese di aprile, che precede maggio – il mese che la pietà popolare dedica a Maria – vogliamo ricordare e approfondire l’importanza di san Giuseppe, sposo di Maria, una figura straordinaria, troppo spesso trascurata o recepita con la superficialità e banalità di quel “vecchierello” che ci viene presentato dagli apocrifi.
Il Direttorio su pietà popolate e liturgia pubblicato nel 2002 sottolinea che «è conveniente abituare i fedeli a discernere il valore e il significato delle feste di quei santi e di quelle sante che hanno avuto una missione particolare nella storia della salvezza e un rapporto singolare con il Signore Gesù, quali san Giuseppe. Ciò comporta una corretta presentazione della figura del santo che si soffermerà non tanto sugli elementi leggendari, né sul suo potere taumaturgico, quanto sul valore della sua personalità cristiana, sulla grandezza della sua santità e l’efficacia della testimonianza con cui arricchì la vita della Chiesa».
Quindi ne sintetizza il profilo così come si rileva dai Vangeli.
«Dio nella sua provvidente sapienza, per attuare il piano della salvezza, assegnò a Giuseppe di Nazareth, uomo “giusto”, sposo della Vergine Maria, una missione di particolare importanza: introdurre legalmente Gesù nella stirpe di Davide da cui, secondo la promessa, doveva nascere il Messia Salvatore, e fungere da padre e da custode nei suoi confronti. In virtù di questa missione san Giuseppe intervenne attivamente nei misteri dell’infanzia del Salvatore: ebbe da Dio la rivelazione dell’origine divina della maternità di Maria e fu testimone privilegiato della nascita di Gesù a Betlemme, dell’adorazione dei pastori e dell’omaggio dei Magi venuti dall’Oriente; compì il suo dovere religioso nei confronti del Bambino, introducendolo con la circoncisione nell’alleanza di Abramo e imponendogli il nome di Gesù; secondo le prescrizioni della Legge, presentò il Bambino al Tempio, lo riscattò con l’offerta dei poveri e, pieno di stupore, ascoltò il cantico profetico di Simeone; protesse la Madre e il Figlio dalla persecuzione di Erode riparando in Egitto; si recava ogni anno a Gerusalemme con la Madre e il Bambino per la festa di Pasqua e partecipò, sgomento, alla vicenda dello smarrimento di Gesù, dodicenne, nel Tempio; visse nella casa di Nazareth, esercitando la sua autorità paterna nei confronti di Gesù, che gli era sottomesso, istruendolo nella Legge e nell’esercizio del mestiere di falegname».
Lungo i secoli sono emerse sempre più chiaramente le virtù di san Giuseppe: la fede che lui trasformò in adesione piena e coraggiosa al progetto salvifico di Dio, l’obbedienza solerte e silenziosa alle manifestazioni della sua volontà; l’osservanza fedele della Legge, la pietà sincera, la fortezza nelle prove; l’amore casto verso Maria, il doveroso esercizio della paternità, il nascondimento operoso.
L’unica enciclica dedicata a san Giuseppe risale al 15 agosto 1889 quando papa Leone XIII promulgò la Quamquam pluries.
Nel centenario di questa enciclica il papa Giovanni Paolo II il 15 agosto 1989 pubblicò l’esortazione apostolica Redemptoris custos sulla figura e la missione di Giuseppe nella vita di Cristo e della Chiesa, documento che è considerato la Magna Charta degli studi su san Giuseppe.
Il Santo Padre mette in evidenza che agli inizi della nostra redenzione, Dio volle affidare alla premurosa custodia di Giuseppe i suoi tesori più preziosi (Maria e Gesù) e afferma che «San Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità; proprio in tal modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della Redenzione ed è veramente “ministro della salvezza”». «Tutta la vita cosiddetta “privata” o “nascosta” di Gesù è affidata alla sua custodia».
Il punto di partenza della Redemptoris custos è un passo del Vangelo secondo Matteo (1, 20-25): «Gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa».
In queste parole il Papa vede “una stretta analogia” con l’annunciazione a Maria. Come per Maria, nella generosa risposta a questo annuncio sta l’autentica grandezza di san Giuseppe: come Maria è grande per aver concepito il Verbo “prima con la mente che con il corpo”, così la “giustizia” di Giuseppe è tutta nella sua obbedienza alla parola del Signore”. Per la verità Giuseppe non rispose all’“annuncio” dell’Angelo come Maria, ma “fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa”. Ciò che egli fece è espressione purissima di “obbedienza della fede”. Si può dire che quello che Giuseppe fece lo unì in modo del tutto speciale alla fede di Maria: egli accettò come verità proveniente da Dio ciò che ella aveva già accettato nell’annunciazione.
Nei Vangeli è presentato chiaramente il compito paterno di Giuseppe verso Gesù. Difatti, la salvezza, che passa attraverso l’umanità di Gesù, si realizza nei gesti che rientrano nella quotidianità della vita familiare.
Gli evangelisti sono molto attenti a mostrare come nella vita di Gesù nulla sia stato lasciato al caso, ma tutto si sia svolto secondo un piano divinamente prestabilito. La formula spesso ripetuta: “Così avvenne, affinché si adempissero...” e il riferimento dell’avvenimento descritto in un testo dell’Antico Testamento.
Il “mistero” di san Giuseppe è tutto racchiuso in un paradosso: da una parte il suo matrimonio con Maria e la paternità nei confronti di Gesù, dall’altra la concezione verginale del Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo. Certamente la paternità “legale” aveva per gli ebrei una portata che oggi si stenta a capire. Non si deve dimenticare che le genealogie di Matteo e di Luca, che attestano la discendenza davidica di Gesù e quindi la legittimità della sua pretesa messianica, passano per Giuseppe, pur rilevando che la sua paternità non è fisica. Così come l’imposizione del nome lo vede in un ruolo tipicamente paterno, un ruolo di altissimo valore nel mondo biblico.
Come per Maria, anche per Giuseppe la missione ricevuta da Dio non si conclude con il “pellegrinaggio della fede” terreno, ma continua in cielo. Ecco perché, “ispirandosi al Vangelo, i Padri della Chiesa fin dai primi secoli hanno sottolineato che san Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa.
Perciò nel 1870 il Beato Pio IX affidò alla sua speciale protezione l’intera comunità cristiana dichiarando san Giuseppe patrono della Chiesa universale.
Non sono pochi fedeli che si rivolgono al celeste patrono recitando quotidianamente la preghiera A te, o beato Giuseppe composta nel 1889 dal papa Leone XIII e confidando che san Giuseppe continui anche oggi la sua missione di protettore, allontanando da noi quella “peste di errori e di vizi che ammorba il mondo”, assistendoci “in questa lotta contro il potere delle tenebre”, difendendoci “dalle ostili insidie e da ogni avversità”.
“Ancora oggi abbiamo numerosi motivi per pregare nello stesso modo – assicura san Giovanni Paolo II. Ancora oggi abbiamo perduranti motivi per raccomandare a san Giuseppe ogni uomo”.

MP – aprile 2018
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Maurizio.Pengo

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S.Giuseppe

Messaggio  don.battista il Mar 10 Apr - 22:46

Maurizio.Pengo ha scritto:L’amore e la devozione del popolo cristiano per Maria, la Madre del Signore e del Salvatore, non hanno confini e, seppur vario nelle forme e nelle espressioni, Maria gode di un culto universale. In questo mese di aprile, che precede maggio – il mese che la pietà popolare dedica a Maria – vogliamo ricordare e approfondire l’importanza di san Giuseppe, sposo di Maria, una figura straordinaria, troppo spesso trascurata o recepita con la superficialità e banalità di quel “vecchierello” che ci viene presentato dagli apocrifi.
Il Direttorio su pietà popolate e liturgia pubblicato nel 2002 sottolinea che «è conveniente abituare i fedeli a discernere il valore e il significato delle feste di quei santi e di quelle sante che hanno avuto una missione particolare nella storia della salvezza e un rapporto singolare con il Signore Gesù, quale san Giuseppe. Ciò comporta una corretta presentazione della figura del santo che si soffermerà non tanto sugli elementi leggendari, né sul suo potere taumaturgico, quanto sul valore della sua personalità cristiana, sulla grandezza della sua santità e l’efficacia della testimonianza con cui arricchì la vita della Chiesa».
Quindi ne sintetizza il profilo così come si rileva dai Vangeli.
«Dio nella sua provvidente sapienza, per attuare il piano della salvezza, assegnò a Giuseppe di Nazareth, uomo “giusto”, sposo della Vergine Maria, una missione di particolare importanza: introdurre legalmente Gesù nella stirpe di Davide da cui, secondo la promessa, doveva nascere il Messia Salvatore, e fungere da padre e da custode nei suoi confronti. In virtù di questa missione san Giuseppe intervenne attivamente nei misteri dell’infanzia del Salvatore: ebbe da Dio la rivelazione dell’origine divina della maternità di Maria e fu testimone privilegiato della nascita di Gesù a Betlemme, dell’adorazione dei pastori e dell’omaggio dei Magi venuti dall’Oriente; compì il suo dovere religioso nei confronti del Bambino, introducendolo con la circoncisione nell’alleanza di Abramo e imponendogli il nome di Gesù; secondo le prescrizioni della Legge, presentò il Bambino al Tempio, lo riscattò con l’offerta dei poveri e, pieno di stupore, ascoltò il cantico profetico di Simeone; protesse la Madre e il Figlio dalla persecuzione di Erode riparando in Egitto; si recava ogni anno a Gerusalemme con la Madre e il Bambino per la festa di Pasqua e partecipò, sgomento, alla vicenda dello smarrimento di Gesù, dodicenne, nel Tempio; visse nella casa di Nazareth, esercitando la sua autorità paterna nei confronti di Gesù, che gli era sottomesso, istruendolo nella Legge e nell’esercizio del mestiere di falegname».
Lungo i secoli sono emerse sempre più chiaramente le virtù di san Giuseppe: la fede che lui trasformò in adesione piena e coraggiosa al progetto salvifico di Dio, l’obbedienza solerte e silenziosa alle manifestazioni della sua volontà; l’osservanza fedele della Legge, la pietà sincera, la fortezza nelle prove; l’amore casto verso Maria, il doveroso esercizio della paternità, il nascondimento operoso.
L’unica enciclica dedicata a san Giuseppe risale al 15 agosto 1889 quando papa Leone XIII promulgò la Quamquam pluries.
Nel centenario di questa enciclica il papa Giovanni Paolo II il 15 agosto 1989 pubblicò l’esortazione apostolica Redemptoris custos sulla figura e la missione di Giuseppe nella vita di Cristo e della Chiesa, documento che è considerato la Magna Charta degli studi su san Giuseppe.
Il Santo Padre mette in evidenza che agli inizi della nostra redenzione, Dio volle affidare alla premurosa custodia di Giuseppe i suoi tesori più preziosi (Maria e Gesù) e afferma che «San Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità; proprio in tal modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della Redenzione ed è veramente “ministro della salvezza”». «Tutta la vita cosiddetta “privata” o “nascosta” di Gesù è affidata alla sua custodia».
Il punto di partenza della Redemptoris custos è un passo del Vangelo secondo Matteo (1, 20-25): «Gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa».
In queste parole il Papa vede “una stretta analogia” con l’annunciazione a Maria. Come per Maria, nella generosa risposta a questo annuncio sta l’autentica grandezza di san Giuseppe: come Maria è grande per aver concepito il Verbo “prima con la mente che con il corpo”, così la “giustizia” di Giuseppe è tutta nella sua obbedienza alla parola del Signore”. Per la verità Giuseppe non rispose all’“annuncio” dell’Angelo come Maria, ma “fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa”. Ciò che egli fece è espressione purissima di “obbedienza della fede”. Si può dire che quello che Giuseppe fece lo unì in modo del tutto speciale alla fede di Maria: egli accettò come verità proveniente da Dio ciò che ella aveva già accettato nell’annunciazione.
Nei Vangeli è presentato chiaramente il compito paterno di Giuseppe verso Gesù. Difatti, la salvezza, che passa attraverso l’umanità di Gesù, si realizza nei gesti che rientrano nella quotidianità della vita familiare.
Gli evangelisti sono molto attenti a mostrare come nella vita di Gesù nulla sia stato lasciato al caso, ma tutto si sia svolto secondo un piano divinamente prestabilito. La formula spesso ripetuta è: “Così avvenne, affinché si adempissero...” e il riferimento dell’avvenimento descritto in un testo dell’Antico Testamento.
Il “mistero” di san Giuseppe è tutto racchiuso in un paradosso: da una parte il suo matrimonio con Maria e la paternità nei confronti di Gesù, dall’altra la concezione verginale del Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo. Certamente la paternità “legale” aveva per gli ebrei una portata che oggi si stenta a capire. Non si deve dimenticare che le genealogie di Matteo e di Luca, che attestano la discendenza davidica di Gesù e quindi la legittimità della sua pretesa messianica, passano per Giuseppe, pur rilevando che la sua paternità non è fisica. Così come l’imposizione del nome lo vede in un ruolo tipicamente paterno, un ruolo di altissimo valore nel mondo biblico.
Come per Maria, anche per Giuseppe la missione ricevuta da Dio non si conclude con il “pellegrinaggio della fede” terreno, ma continua in cielo. Ecco perché, “ispirandosi al Vangelo, i Padri della Chiesa fin dai primi secoli hanno sottolineato che san Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa.
Perciò nel 1870 il Beato Pio IX affidò alla sua speciale protezione l’intera comunità cristiana dichiarando san Giuseppe patrono della Chiesa universale.
Non sono pochi i fedeli che si rivolgono al celeste patrono recitando quotidianamente la preghiera A te, o beato Giuseppe composta nel 1889 dal papa Leone XIII e confidando che san Giuseppe continui anche oggi la sua missione di protettore, allontanando da noi quella “peste di errori e di vizi che ammorba il mondo”, assistendoci “in questa lotta contro il potere delle tenebre”, difendendoci “dalle ostili insidie e da ogni avversità”.
“Ancora oggi abbiamo numerosi motivi per pregare nello stesso modo – assicura san Giovanni Paolo II. Ancora oggi abbiamo perduranti motivi per raccomandare a san Giuseppe ogni uomo”.

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