Maria nel Protovangelo di Giacomo

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Maria nel Protovangelo di Giacomo

Messaggio  manlio.zecchin il Lun 14 Mar - 11:39

Maria nel Protovangelo di Giacomo .

Gli scritti apocrifi sono molti, sia riferiti al Nuovo che all’Antico Testamento, e tra questi appaiono anche racconti riferiti a Gesù. Il termine Apocrifo, proveniente dal greco antico vuol dire “ segreto”. Non sono falsi, secondo certi pregiudizi, ma per la loro semplicità e anche per la loro componente fantasmagorica non sono stati annoverati tra i libri “rivelati”. Non hanno l’essenzialità teologica e la sobrietà dei “quattro Canonici”, ma esprimono la fede dei semplici, anzi rappresentano i colori della fede, non per nulla hanno influenzato la pittura, l’arte in generale. Nella famosissima “ Cappella degli Scrovegni” a Padova, la magistrale ispirazione pittorica di Giotto si è avvalsa dei racconti tratti dal Protovangelo di Giacomo, probabilmente il maggiormente famoso degli scritti “Apocrifi.” I nomi dei genitori della Vergine Maria, la presenza di un bue e un asino nel luogo della nascita di Gesù, il numero e la dignità dei Magi, sono notizie note nella nostra tradizione culturale e religiosa provenienti da tale scritto. Il Protovangelo di Giacomo fu elaborato in greco. L’autore si presenta come Giacomo, fratello di Gesù, un figlio che Giuseppe avrebbe avuto dalla prima moglie. Si presume che l’opera sia stata composta attorno il 150 dopo Cristo, pertanto posteriore ai vangeli canonici. Lo scritto nel suo insieme è visto come una glorificazione di Maria. Il concetto della Verginità di Maria viene cementato da questo apocrifo, che dona impulso alla tradizione popolare. Si apprende che i genitori di Maria erano benestanti e devoti, e per lungo tempo non ebbero figli, Gioacchino e Anna, i futuri nonni di Gesù. La lunga attesa di un figlio, visto come una benedizione divina, è un “topos” dell’Antico Testamento. Si pensi a Sara, la moglie di Abramo, a Anna , la mamma del giudice Samuele, a Elisabetta, la mamma del Battista. In tale apocrifo viene posta in risalto la nascita di Maria, come evento prodigioso e la sua infanzia. Maria appare come una bambina eccezionale, precoce intellettualmente e a 13 anni veniva affidata ai sacerdoti per il servizio del tempio di Gerusalemme. Giovanissima come le sue coetanee si prepara al matrimonio e fu promessa sposa a Giuseppe per scelta divina. Da un bastone di Giuseppe esce una colomba e le viene indicato tale promesso sposo. Giuseppe appare un vedovo anziano con figli adulti che svolgeva il lavoro di carpentiere, un lavoro che comportava lunghe assenza da casa. L’anzianità dello sposo garantiva la castità della sposa. Giuseppe diviene il suo protettore, la vita di Maria resta monacale e non si spezza il contatto con il Tempio. Maria presso una fontana riceve l’annunciazione. La differenza rispetto al racconto di Luca, l’evangelista, stà nella narrazione apocrifa, che si interessa molto più alla sua incolumità fisica rispetto alla natura miracolosa della maternità. Per l’apocrifo la Vergine Maria riceve una rilevanza massima rispetto a un contenuto cristologico. La scena di Maria che tesse la tela del tempio, tenendo in mano la brocca dell’acqua della fonte, fu uno dei motivi più amati di tutto il medioevo. Nella visita alla cugina Elisabetta dimostra la sua estrema umiltà. E quando Giuseppe ritorna, dopo sei mesi, trova Maria incinta. L’autore non si accontenta del sogno dell’angelo di Matteo, ma Maria viene trascinata dinnanzi un giudice e viene sottoposta secondo la legge al giudizio di Dio. Deve ingerire una bevanda amara e pericolosa che per Lei sarà innocua, garantendo a tutti la sua innocenza e castità. La sua verginità appare maggiormente importante del frutto del suo grembo. Il proposito dell’autore era quello di confermare ad oltranza la verginità di Maria, credenza sviluppatasi negli ambienti cristiani sin dai primordi. Il Protovangelo di Giacomo non influenza solo l’arte, ma entra anche nell’ortodossia cattolica. Anna e Gioacchino sono gli unici personaggi del passato resi santi, pur non uscendo dai Libri rivelati. Il 26 luglio i santi Anna e Gioacchino, i nonni di Gesù, vengono ricordati e festeggiati, anche nella confessione ortodossa. E da tale vangelo apocrifo dell’infanzia fuoriesce prepotente il culto di Maria bambina, la cui nascita si commemora il giorno 8 settembre. Il Natale di Maria era apparso nella più antica tradizione cristiana. Andando oltre disquisizioni teologiche, vorrei dire che tale scritto ci deve risultare importante, poiché colma i silenzi dei canonici sulla crescita e formazione di Maria, sulla sua infanzia. Anche Maria è stata bambina e protegge tutti gli infanti dai soprusi degli adulti, dagli abusi sui minori, piaga che si mantiene nella cultura post-moderna. La devozione di Maria bambina non può che denunciare il lavoro minorile, la prostituzione infantile, frutto dello sfruttamento di persone che hanno perso la loro dignità umana. Maria, la pura, la senza macchia, la bambina eccezionale avvolge in un unico abbraccio tutti i bimbi, rivolgendo soprattutto attenzione a quelli che muoiono di fame giornalmente, vittime di sistemi economici iniqui, ingiusti, che ci devono far riflettere e farci uscire dalla nostra indifferenza di comodo.

Sante Rodella

manlio.zecchin

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