Se non la parola, senz’altro la vita

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Se non la parola, senz’altro la vita

Messaggio  federico.meneghello il Sab 27 Ott - 9:54


Vergognarsi del Vangelo? Usare il silenzio per non sfigurare? Accettare il sorrisetto per una battuta irriverente o scandalosa?
“Chi si vergogna di me e del Vangelo, non è degno di me”
In tempi e in una società che sta emarginando la religione, la fede, Dio; in una cultura che si dichiara laica e che irride ogni riferimento al soprannaturale, non è certamente spontaneo affermare che siamo dalla parte di Cristo e del suo Vangelo.
Anche la parola ha il suo valore, quando difendiamo la libertà, la giustizia e l’onestà, quando ci opponiamo alla corruzione, alla violenza, alla guerra, quando promoviamo la vita e l’amore; la parola diventa annuncio di un Dio che ci ha dato l’esistenza e ha creato ogni cosa che ci circonda, di un Salvatore che ha riscattato dal male l’umanità intera.
Il problema è che l’annuncio viene snaturato, cioè non si diffonde, non si espande, perché trova eco all’interno delle pareti della chiesa. Annuncio non è una confidenza segreta, non è un sussurro all’orecchio e neppure una udienza a porte chiuse. Annuncio è mettersi sul pulpito in pubblica piazza, è pronunciarsi a favore di Dio nel gruppo di amici, tra i colleghi di lavoro, è comunicare apertamente ai confratelli sacerdoti che amo Dio perché egli mi ama.
La predica udita in chiesa è soffocata se non trova ripercussione nel nostro cuore e non viene condivisa; anche i sacramenti non si irradiano, hanno vita breve, muoiono dove nascono: la confessione cancella il peccato, solleva dal peso, ma non rinnova nel futuro; l’ Eucaristia celebrata assolve un’abitudine, ma non si ripercuote nella vita: Cristo non passa con il boccone, Cristo rimane in me e io in lui per portare frutto; voglia il Signore che il matrimonio e il sacerdozio siano ricordati dopo 50 anni di amore e fedeltà vissuti.
L’annuncio deve uscire dalla chiesa e scuotere dall’indifferenza. Come?
Può essere l’entusiasmo della convinzione che trascina e coinvolge. Ma il vangelo mette le ali se stiamo uniti e ci amiamo l’un l’altro, senza tante parole.
“ Che il Signore scuota le nostre comunità sedute, le svegli, le motivi, le sproni all’annuncio del Vangelo!” (Giorgio De Checchi, parroco – verbale CCP 10.10.2018)
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Messaggio  don.battista il Lun 12 Nov - 21:14

federico.meneghello ha scritto:
  Vergognarsi del Vangelo? Usare il silenzio per non sfigurare? Accettare il sorrisetto per una battuta irriverente o scandalosa?
   “Chi si vergogna di me e del Vangelo, non è degno di me”
 In tempi e in una società che sta emarginando  la religione, la fede, Dio; in una cultura che si dichiara laica e che irride ogni riferimento al soprannaturale, non è certamente spontaneo affermare che siamo dalla parte di Cristo e del suo Vangelo.
 Anche la parola ha il suo valore, quando difendiamo la libertà, la giustizia e l’onestà, quando ci opponiamo alla corruzione, alla violenza, alla guerra, quando promoviamo la vita e l’amore; la parola diventa annuncio di un Dio che ci ha dato l’esistenza e ha creato ogni cosa che ci circonda, di un Salvatore che ha riscattato dal male l’umanità intera.
 Il problema è che l’annuncio viene snaturato, cioè non si diffonde, non si espande, perché trova eco all’interno delle pareti della chiesa. Annuncio non è una confidenza segreta, non è un sussurro all’orecchio e neppure una udienza a porte chiuse. Annuncio è mettersi sul pulpito in pubblica piazza, è pronunciarsi a favore di Dio nel gruppo di amici, tra i colleghi di lavoro, è comunicare apertamente ai confratelli sacerdoti che amo Dio perché egli mi ama.
 La predica udita in chiesa è soffocata se non trova ripercussione nel nostro cuore e non viene condivisa; anche i sacramenti non si irradiano, hanno vita breve, muoiono dove nascono: la confessione cancella il peccato, solleva dal peso, ma non rinnova nel futuro; l’ Eucaristia celebrata assolve un’abitudine, ma non si ripercuote nella vita: Cristo non passa con il boccone, Cristo rimane in me e io in lui per portare frutto; voglia il Signore che il matrimonio e il sacerdozio siano ricordati dopo 50 anni di amore e fedeltà vissuti.
 L’annuncio deve uscire dalla chiesa e scuotere dall’indifferenza.  Come?
 Può essere l’entusiasmo della convinzione che trascina e coinvolge.  Ma il vangelo mette le ali se stiamo uniti e ci amiamo l’un l’altro, senza tante parole.
 “ Che il Signore scuota le nostre comunità sedute, le svegli, le motivi, le sproni all’annuncio del Vangelo!” (Giorgio De Checchi, parroco – verbale CCP 10.10.2018)
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